Il mio lavoro di omeopata

 

Amo il mio lavoro perché mi permette di  osservare come il cammino verso la salute sia accompagnato da  una maggior forza (fisica, emotiva e mentale), unita ad una sensazione di maggior libertà e quindi ad una creatività più viva. Libertà e creatività sono i frutti di un percorso che richiede dedizione, conoscenza e anche autodisciplina.

Migliorando la propria condizione di salute, la connessione  con gli altri e con il mondo si espande e diventiamo via e via più gioiosi, meno timorosi, meno tesi.

Al fondo, occuparsi della propria salute significa occuparsi di sé, liberarsi da schemi rigidi e provare reggere una maggiore autonomia e libertà.

Nella mia esplorazione del mondo attraverso lo strumento dell’omeopatia, mi sono accorta che la salute non è unicamente la somma delle potenzialità che si hanno, l’avere un corpo con tutte le sue parti a posto,  non “avere malattie” ma, più importante,  quanto piuttosto  cosa riusciamo a fare di queste risorse.

Detto altrimenti, non importa se partiamo molto ben equipaggiati se poi non sappiamo come utilizzare le risorse che abbiamo e le lasciamo chiuse negli scatoloni in soffitta.

Nel mio lavoro con bambini disabili ho visto come l’evoluzione verso la salute sia possibile indipendentemente dalle condizioni psico- fisiche di partenza. Ho visto bambini che non hanno mai camminato, raggiungere obiettivi importanti con le loro forze, supportati dall’amore dei loro genitori, e  sprigionare  gioia e serenità, nonostante la loro condizione di bambini in carrozzella.

E’ salute? Io penso di si, nel momento in cui  riusciamo a raggiungere un equilibrio psico – fisico positivo, che ci permette di usare in modo creativo le nostre energie, di relazionarci con il prossimo in modo amorevole, di avere il desiderio di realizzare le proprie potenzialità.

Ho visto invece persone schiacciate dalla paura o dal dolore, dalla depressione o dalla rabbia, stare ferme alla solita stazione per anni, senza mai voler veramente provare a prendere il treno perché lo zaino delle proprie difficoltà era troppo pesante da sollevare e troppo pieno di ricordi che non si volevano abbandonare.

E poi ne ho visti altri che a un certo momento hanno detto, “ok, basta”,  ci provo. E hanno cominciato a prendere in mano la propria vita, a prendersi cura di se stessi, con coraggio, e saltare su quel treno.

Sono felice quando vedo che gli incontri con i miei pazienti si diradano nel tempo, e che pian piano  essi imparano a gestire da soli  il proprio equilibrio e ritrovano la propria libertà, anche da me 🙂