Omeopatia: scienza della relazione

Cosa fa effettivamente l’omeopatia? Di cosa si occupa? E’ davvero solamente un modo alternativo per alleviare mal di gola, raffreddori, ulcere o insonnie?

Se riduciamo l’omeopatia al modo di pensare a cui siamo abituati, otteniamo solo una brutta copia della medicina allopatica.

Nel pensiero abituale, esiste un individuo ben strutturato e un mondo fuori altrettanto ben strutturato: due poli di una relazione, ognuno chiuso nel suo fortino, che si sferrano continui attacchi reciproci. L’attenzione è posta tutta su come difendere il fortino o come riparare i danni individuando i colpevoli.

In omeopatia non esistono colpevoli, quanto invece relazioni tra elementi che danno vita a nuovi assetti nell’individuo. I sintomi sono il linguaggio di questo nuovo assetto, la chiave per comprenderne il senso e la direzione. Capire la relazione tra i fattori che hanno determinato il concretizzarsi di un nuovo assetto (malattia, disturbo emotivo o psichico) è determinante nella possibilità di intervenire aiutando il sistema a riorganizzarsi in un assetto più favorevole.

L’omeopatia si occupa di relazioni: relazioni tra un individuo e l’ambiente in cui vive, tra un individuo e altri individui o, nello stesso individuo, tra i suoi pensieri, le sue emozioni e il suo corpo.

Una relazione presuppone l’esistenza di due o più poli che entrano in contatto e che si influenzano reciprocamente creando una unità di relazione che li comprende entrambi e che li definisce entrambi in quel contesto.
Ad esempio, due persone parlano e si scambiano delle opinioni riguardo a un fatto: nella comunicazione, relazione o  scambio, entrambe le persone danno e ricevono e si influenzano reciprocamente a differenti livelli, non solo nell’immediato, ma anche nel tempo che segue la conversazione.

Oppure, un essere umano e un virus o un battere entrano in contatto, si relazionano e creano una dinamica fra loro che stabilisce un nuovo stato per entrambi: la proliferazione per il virus e l’ammalarsi per l’uomo. La loro relazione fa sorgere una nuova realtà con caratteristiche nuove rispetto all’assetto precedente (ad es, febbre, diarrea, cogestione delle mucose etc, accompagnato magari da irritazione emotiva  o paura, o da irrequietezza o prostrazione, e così via).

La medicina allopatica, nel pensiero socialmente dominante, si occupa delle malattie intese come conseguenze di attacchi provenienti dall’esterno al quale il sistema individuo soccombe. Oppure di malattie derivanti dalla difettosa costruzione dell’ingranaggio fisiologico del corpo (malattie genetiche) o della mente (malattie della psiche).

Eppure anche la scienza, già da una trentina di anni, parla dell’importanza della relazione, continua e dinamica, tra differenti realtà che comunicano incessantemente l’una con l’altra. La scoperta degli mRNA, o  RNA messaggeri, ha dato il via all’epigenetica, definita come “l’adeguamento strutturale delle regioni cromosomiche in modo da registrare, segnalare o perpetuare alterati stati di attività” (Bird 2007). I geni che  determinano la nostra organizzazione psico-fisica, sono attivati da complesse relazioni con l’ambiente.

L’individuo è una struttura in continuo adattamento agli stimoli che provengono dall’ambiente, “l’epigenetica può essere pensato come l’interfaccia tra geni e ambiente” (Groom A, Elliott H R, Embleton N D, Relton C L, 2012) e tra i determinanti della variazione epigenetica vi sono la nutrizione, l’età, i fattori genetici, lo stress, il fumo, le infezioni e lo stato di malattia.

Non è più così moderno quindi pensare al virus cattivo che ci fa ammalare. E’ molto più in linea con il pensiero nascente conoscere e osservare contemporaneamente sia lo stimolo esterno che provoca una reazione (sia esso virus, o stress, o situazione atmosferica o evento traumatico), sia la peculiare costituzione dell’individuo che entra in contatto con tale stimolo. Non tutti infatti sono suscettibili allo stesso modo verso le stesse cose. E non tutti coloro che sono sensibili alla stessa cosa reagiscono allo stesso modo quando vi entrano in contatto.

Con l’omeopatia non si può fare a meno di vedere il mondo a più dimensioni, come una rete complessa di relazioni osservabili nella realtà di ciò che si presenta in quel momento e cioè l’organizzazione dell’individuo in quel dato momento e contesto.

Questo pone l’omeopatia al centro del dibattito sulla necessità della medicina di orientarsi in modo più efficace verso una comprensione più realistica dell’individuo, verso l’utilizzo di farmaci pesonalizzati, di piani di cura personalizzati.

L’omeopatia classica ha raccolto esperienza nel campo della medicina individualizzata da più di 200 anni. L’unico vero problema dell’omeopatia è di utilizzare ancora il linguaggio di 200 anni fa, quando il suo fondatore Samuel Hahnemann la delineò in un sistema logico, coerente e consistente ma, definendo un linguaggio comprensibile per entrambi, sono convinta che il mondo scientifico contemporaneo si stupirebbe di trovare molta affinità con il sistema dell’omeopatia classica.

Alla prossima volta,
saluti
Francesca

  •  Bird A. (2007), “Perceptions of epigenetics”, Nature; 447, pp.396-8.
  • Groom A., Elliott H. R., Embleton N. D., Relton C. L. (2012), “Epigenetics and child health: basic principles”, Group. bmj.com, pp. 863-869.

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