Omeopatia e complessità

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caleidoscopio

Tutto è energia.

Questa energia di cui parliamo è qualcosa di molto concreto. In genere ci spaventiamo davanti alla formula di Einstein pensando che … vabbé, si, ok, lasciamola ai fisici!

Eppure, senza voler parlare il linguaggio dei fisici, possiamo trarne qualcosa di interessante anche per noi: la stessa energia è presente in un sasso, nel corpo umano, in una emozione, in un pensiero. La stessa energia, proprio la stessa, quella che Einstein ha definito in una formula che vale per tutte le cose che si conoscono in questa cornice spazio/temporale che chiamiamo “mondo”.

Le “differenze” tra una forma e l’altra di questa energia si specificano passo passo in complessi processi di relazione: fondamentalmente movimento, attrazione e repulsione.

La definizione esatta di questi processi di relazione è altamente complessa ed è per questo che alla fine del secolo scorso sono nate nuove teorie come quella del Caos e della Complessità che cercano di dare strumenti per orientarsi nell’intricato labirinto multidimensionale delle relazioni, di dare  un certo grado di capacità predittiva anche alle scienze che si occupano di fenomeni inerenti alla vita come gli esseri umani, le scienze sociali, ma anche  l’economia, la psicologia etc.

La cosa interessante per noi è che in molte di questi nuovi riferimenti concettuali, è presente, fra gli altri, il concetto di “punto di svolta”: da un certo punto in avanti, un qualcosa che osservavamo con una certa facilità e stabilità, improvvisamente  si trasforma in qualcosa di assolutamente nuovo, governato da regole specifiche per questo nuovo livello.

Nel 1972, Philip W. Anderson, premio Nobel per la fisica nel 1977, pubblica su Science l’articolo “More is different. Broken symmetry and the nature of the hierarchical structure of science” nel quale enuncia un fatto fondamentale che influenzerà in modo radicale tutte le scienze: il tutto è più della somma delle sue parti, il tutto emerge dalle parti come qualcosa di nuovo.

E non solo, il passaggio da un livello all’altro  non è solo quantitativo ma in tutto e per tutto qualitativo: il nuovo che nasce è qualcosa d’altro, con nuove caratteristiche   e leggi alle quali risponde.

Questo sperimentiamo anche noi tutte le volte che passiamo da uno stato di malattia a uno di salute e viceversa: cambia un mondo! Non cambia l’energia ma cambia la sua organizzazione e questo fa si che siamo esseri molto diversi quando siamo in salute o in malattia; diversi sia fisicamente, che mentalmente o a livello delle emozioni.

L’omeopatia unicista lo sa bene  e osserva in modo preciso  questi passaggi di stato: osserva l’organizzazione nella malattia, prescrive il  rimedio adatto e suporta l’individuo nel cammino verso una organizzazione più efficiente; conosce le regole e i segnali che danno a pensare che un sistema si stia preparando a un “salto”  nell’organizzazione e lo supporta passo passo favorendone la transizione ad una organizzazione più favorevole.

Il miglior cammino verso la salute non è ingaggiare “battaglie”, ma piuttosto  favorire una collaborazione sinergica fra le componenti del sistema. E nel sostenere il cammino verso la salute, l’omeopatia osserva il mondo in modo molto simile a come lo osserva la scienza della complessità moderna: un universo in continuo cambiamento, strettamente interconnesso e produttore di strutture che portano segni di novità rispetto all’organizzazione precedente.

Questo, intermini  moderni, è il concetto di “forzavitale” di cui parlava HAhnemann nel 1800.

Saluti!
Francesca

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